Como nella storia

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    Notizie sulla storia di Como

  • Le origini del nome della città

    Le origini del nome non risultano del tutto chiare, ma è piacevole lasciar sbizzarrire la fantasia lungo le molteplici interpretazioni fin ora date. C'è chi vuole la città fondata da Comer Gallo, figlio di Giapeto e nipote di Noè, che 131 anni dopo il diluvio, ritenendo forse la vicinanza alle grandi masse d'acqua una tradizione di famiglia, si stabilì sulle rive del Lario; chi edificata da Como, figlio del troiano Antenore, o da una allegra compagnia devota al dio dei conviti, per l'appunto il dio Como. Potrebbe, il condizionale è d'obbligo, anche derivare dall'ebraico "Comak" (altura, dal greco "Kome" (villaggio) o dal cimbro "Com" (guardia, protezione).

    Como e l'Impero Romano

    Durante l'età augustea "Novum Comum" raggiunse grande splendore, fu nominata capitale del XI Regio Transpadana grazie alla sua posizione strategica sia militare che commerciale e conobbe un periodo di fiorente crescita culturale, diede infatti i natali a Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane e poté valorizzare il loro talento. Durante il Medio e Basso Medioevo, Como parve non risentire della vicina decadenza ed è di quel periodo la ristrutturazione delle mura e la costruzione di nuove torri, forse per far fronte alle prime discese barbariche.

    Como nel Medioevo

    Como conobbe in quest'epoca la diffusione del Cristianesimo e le invasioni barbariche: dopo gli Unni, i Goti ed i Longobardi, nel 774 Como si arrese a Carlo Magno e riprese la propria crescita economica, interrotta da un periodo di scontri fra la morte dell'ultimo discendente di Carlo Magno (888) e l'avvento degli Ottomani.


    Como nell'Età Comunale

    L'epoca è caratterizzata da frequentissimi scontri con Milano che mal vedeva la prosperità della città di lago: fu per questa ragione che per ben dieci anni i due Comuni furono in guerra. Le ostilità cessarono con la sconfitta di Como che venne in parte distrutta. Presto però, alleatasi con il Barbarossa, partecipò alla distruzione di Milano nel 1158, seguirono poi la Battaglia di Legnano e la Pace di Costanza (1183) che sancì l'autonomia dei Comuni dall'Impero ed infine la pace con Milano nel 1186

    Guelfi, Ghibellini e l'avvento della Signoria

    Le lotte intestine fra Guelfi, sostenitori del Pontefice e Ghibellini, sostenitori dell'Imperatore fecero sì che Azzone Visconti si insediasse, ben accetto, e proclamasse la Signoria. Il suo governo fu illuminato dal mecenatismo ed è di quell'epoca la costruzione della "Cittadella", baluardo fortificato all'interno della città. Sotto Gian Galeazzo Visconti fu dato l'avvio alla costruzione del Duomo.

    Como sotto il dominio spagnolo

    Per due secoli (1535-1713) Como dovette sottostare agli spagnoli che, con una pesantissima pressione fiscale, portarono la città alla rovina; allo sfascio economico si aggiunsero le epidemie di peste, le violenze, la miseria e l'intolleranza dei Vescovi che cercarono di contrastare l'espandersi del Protestantesimo. Dopo la morte, senza eredi, di Carlo II si susseguirono numerose contese per il dominio in Lombardia, che nel 1714 passò in mani austriache.

    Como sotto gli austriaci

    In pochi decenni la dominazione austriaca cancellò le conseguenze disastrose del dominio spagnolo: fu incentivato lo sviluppo dell'industria tessile e dell'artigianato del mobile e risale ad allora la costruzione della cupola del Duomo; rifiorirono le scienze e le arti e, conseguentemente, si annovera in questo secolo la costruzione di meravigliose ville patrizie giunte fino a noi (Villa Saporiti, Villa Olmo, Villa Salazar).

    Como nel Risorgimento

    Como fu anch'essa travolta dai fermenti rivoluzionari dell'epoca e, il 20 marzo 1848, i comaschi insorsero e costrinsero alla resa la guarnigione austriaca; nel 1859, durante la II guerra d'Indipendenza, Giuseppe Garibaldi entrò in Como, che, dopo secoli di dominazioni straniere, fu annessa al nuovo Regno d'Italia dei Savoia.

    Como nel Novecento

    La città cresce fiorente, parallelamente alle industrie tintorie e seriche, nuovi quartieri ospitano il crescente stuolo di lavoratori. L'arte del secolo è egregiamente rappresentata dall'architetto Giuseppe Terragni, al quale venne riconosciuta fama mondiale e da artisti degni rappresentanti dell'astrattismo italiano, fra cui è doveroso ricordare: Mario Radice, Carla Badiali, Manlio Rho.